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8200 Km tra i parchi dell'Ovest Americano - di TripFabio
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15/08/2007 - Williams – Holbrook (300 miglia)
Dopo i fulmini di ieri la giornata si presenta splendida, ci sembra giusto andarci a riprendere quello che ci spetta e di cui siamo stati privati ieri. Puntiamo la prua della nostra Dodge 4x4 verso il Grand Canyon e finalmente oggi si presenta come si deve: indescrivibile, bisogna esserci, ogni aggettivo rischia di non essere mai abbastanza. Nel nostro viaggio lo abbiamo guardato da tutte le angolature possibili, prima al North Rim e adesso al South Rim. Anziché riprendere la strada per Williams ci viene la brillante idea di uscire dal parco dalla parte opposta, verso il Deserto Dipinto, scelta felice. Il percorso ci riserva delle vedute ancora più spettacolari ed anche meno frequentate dalla massa di turisti: Grandview Point e Desert View Point offrono delle vedute impagabili. Il tempo sta cambiando rapidamente e volge al peggio, abbiamo appena fatto in tempo. Puntiamo verso Flagstaff. Sulla strada facciamo una sosta al Sunset Crater Volcano, un piccolo parco, pieno di boschi e colate di lava antiche. Il nostro vagare randagio, ma mai a casaccio, ci porta a Flagstaff, una città che ci fa restare senza fiato per la quantità di verde, villette e ricchissime pinete. Puntiamo verso sud e dopo 20 miglia raggiungiamo lo Slide Rock State Park di Sedona, da non credere, c’è un fiume limpidissimo e con acque verde smeraldo che scivola sulle rocce rosse formando delle piscine collegate da scivoli naturali dove persone di ogni età e dimensioni si tuffano e si lasciano trascinare dall’acqua verso valle per poi risalire e ricominciare. Tutto questo in uno scenario da favola, pareti rosse ricoperte di boschi che cadono a picco su questa stretta valle; qua non c’è bisogno di costruire piscine, ci ha già pensato madre natura e i genitori ne approfittano portando i bambini. Riprendiamo la strada, la prossima tappa è esclusivamente culturale, visitiamo il Meteor Crater, quello scavato da un gigantesco meteorite precipitato circa 50.000 anni fa da queste parti. Non si può passare di qui ignorando un simile evento astronomico e infatto di astronomico c’è soprattutto il prezzo, questi rabbini pretendono ben 15$ per l’ingresso, comunque paghiamo e visitiamo il cratere. Arriviamo a Holbrook e ci gettiamo sul nostro Motel 6, non prenotato ma che ha stanze in abbondanza che ci ospiterà per ben 2 notti; c’è pure la piscina, pulito, ordinato, cortesia ottima e c’è pure internet per passare un po’ di tempo dopo cena, infatti da queste parti siamo piuttosto isolati e non c’è praticamente nulla.
16/08/2007 - Petrified Forest & Painted Desert (50 miglia)
Forse le nostre maledizioni dei giorni passati hanno fatto effetto e questa mattina il cielo è completamente libero da nuvole. Si parte per Painted Desert e Petrified Forest, mete in cui riponiamo grandi aspettative. Il deserto dipinto con la foresta pietrificata formano un unico parco, meriterebbero una giornata intera per essere visti a tappeto, si potrebbero fare migliaia di foto, tanti sono i panorami che possiamo vedere. Le colline sono di diversi colori, bianco, viola, blu, rosse, rosa, sembra di stare in un parco divertimenti per bambini dove tutto è colorato, non si sa neanche come fotografare un panorama del genere, non sai dove puntare l’obbiettivo. Centinaia e centinaia di pezzi di tronco di albero perfettamente conservati, ma completamente pietrificati sono sparsi in diversi punti del parco, mesa blue (così chiamata per le sue alture colorate di viola e blue) ha dell’incredibile: forse in nessun altro posto del mondo si trova un fenomeno del genere. Ma il punto migliore è Cristal Forest: qui i tronchi sono vicinissimi al sentiero pedonale e sono sezionati come fette di salame, dove la mineralizzazione che hanno subito ha conferito delle colorazioni incredibili, uno spettacolo. Nota positiva: nessuno si china per raccogliere frammenti di roccia, neanche il più piccolo, sarebbe un suicidio, all’uscita del parco le macchine vengono perquisite e non vorrei essere nei panni di colui che verrà preso con rocce in macchina. Qui le multe sono salatissime, meglio non pensarci nemmeno. Qua le norme per la salvaguardia dell’ambiente sono severe e vengono rispettate, non ci sono cartacce in terra, i rifiuti lungo le strade non esistono; forse si tratta semplicemente di educazione e di un minimo di senso civico e rispetto per l’ambiente in cui si vive, cosa che a noi Italiani manca. Usciamo dal parco pienamente soddisfatti e la prossima meta dovrebbe essere la piscina del motel per fare una mezza giornata con il culo giù dalla macchina e riposare un pochino. Invece no. Filippo vuole andare a vedere la riserva degli Indiani Apache, io capisco, lo comprendo, non sarei molto d’accordo, ma andiamo lo stesso, qui si passa una sola volta nella vita. La riserva dista 80 miglia, il che non è poco, ma dopo 50 miglia di strada pacco, limite dei 55 miglia, il tempo peggiora proprio nella direzione in cui stiamo andando. Torniamo indietro e niente Apache. Nota personale: sulla strada incontriamo indiani completamente “andati”, ubriachi e sporchi. Uno spettacolo poco edificante. Tra l’altro i pochi indiani con cui abbiamo avuto a che fare hanno provato a mettercelo in quel posto, cortesi come un pitbull e mai un sorriso. Ritornati al motel, ci mettiamo in piscina, due minuti di sole poi arriva l’apocalisse: una tempesta di sabbia mai vista prima, sembra di essere in riva al Po nelle giornate di novembre quando la nebbia oscura tutto con la differenza che la sabbia non si gode per niente. Quindi in stanza per un po’ di tv spazzatura americana, ne hanno davvero tanta.
17/08/2007 - Holbrook - Cortez (400 miglia)
Veloce spesa in un supermercato di Chinle, dove siamo gli unici nomadi bianchi, circondati dagli indiani. Oggi passeremo tutta la giornata nella riserva Navajo. Canyon de Chelly è una gran bella sorpresa, il parco si visita stando in macchina, quindi niente sentieri, solo qualche passo per arrivare alle balconate del canyon. Il percorso è formato da due strade che partono da un unico punto e divergono formando una V, noi scegliamo il percorso a sud, con un po’ di fortuna perchè scopriremo che è il più bello. Dall’alto di scogliere di 200 mt si vede il fondo del canyon , di un verde abbagliante che contrasta con il marrone delle pareti e delle rocce. Il viaggio continua e arriviamo alla Monument Valley, uno dei momenti clou del nostro viaggio USA. Grazie alla nostra Dodge 4x4 il giro sulla strada sterrata è piuttosto agevole, si tratta di un percorso di circa 18 miglia che si snoda tra i buttes e i monoliti. I colori sono vivaci come in un quadro di Van Gogh, le rocce di varie tonalità di marrone, le praterie verdi e il cielo azzurro intenso con le nuvole a “pecorelle”, proprio come nelle cartoline. Il paesaggio cambia ad ogni curva, le stesse rocce diverse a seconda dell’angolatura. Facciamo appena in tempo ad uscire dal parco perchè arriva il maltempo che in questi giorni sembra che ci stia rincorrendo. Usciti dal parco maciniamo miglia per essere più vicini alle nostre mete dei prossimi gironi, arriviamo a Cortez, troviamo un classico motel appena entrati nel paese, stanze come al solito buone.
18/08/2007 - Mesa Verde – Durango (200 miglia)
Partiamo e ci dirigiamo verso Four Corners, 40 miglia a sud di Cortez, località famosa per essere l’unico posto negli Stati Uniti dove 4 stati (New Mexico, Utah, Arizona, Colorado) si incontrano. Com’era facilmente prevedibile il luogo è stato trasformato in una specie di mercato a cielo aperto, dove si pagano 3$ per entrare nel recinto potersi fotografare con un arto in ogni stato contemporaneamente. Il programma della giornata prosegue con la visita al parco nazionale di Mesa Verde, un sito che nel nostro piano iniziale non era stato inserito, ma visto che abbiamo il tempo per farlo e passiamo proprio di lì, lo abbiamo riesumato. Già poco dopo l’ingresso, il parco presenta lo spettacolo desolante della distruzione causata da due incendi, uno nel 1996 e l’ultimo nel 2000 che non hanno lasciato quasi nulla, il nostro percorso quindi si snoda tra gli scheletri degli alberi che un tempo forse erano una foresta rigogliosa e verde. Il fuoco ha risparmiato ben poco e almeno per ora la foresta non ha intenzione di ricrescere. Il clou viene raggiunto a Cliff Palace dove vediamo le rovine di un villaggio degli antichi indiani Anasazi scavato ed edificato nella parete della montagna. Il sito è comodamente visibile da una balconata posta ad un centinaio di metri, mentre per arrivare fino alle rovine è obbligatorio aggregarsi a visite guidate dai ranger. Ma dato che il parco non ci entusiasma molto prendiamo la strada dell’uscita e facciamo un salto a Durango, bella cittadina in una valle molto tranquilla, peccato non avere abbastanza tempo e voglia per addentrarci in questa vallata, deve avere dei panorami notevoli. Per sfamare la curiosità andiamo a Dolores piccolo centro vecchio stile western dove il tempo sembra essersi fermato.
19/08/2007 - Cortez – Moab (300 miglia)
Oggi si punta decisamente verso nord, la tappa è Canyonlands. E’ un parco ingiustamente snobbato dal turismo, ma che possiamo comprendere visto che non è proprio dietro l’angolo. In compenso ha vedute che forse sono superiori a quelle del Grand Canyon. Il parco è diviso in tre parti, una (the Maze) è praticamente irraggiungibile: scartata. Le altre due visitabili, the Needles, a sud e Island in the Sky a nord non sono comunicanti tra loro e i due ingressi molto distanti uno dall’altro. Decidiamo di farli entrambi ugualmente. Sulla strada che da Cortez porta a Moab incontriamo l’ingresso per the Needles, 32 miglia prima del Visitor Center, la strada si snoda in un paesaggio bellissimo in cui si alternano pareti rocciose, canyon e praterie. Entrati nel parco vero e proprio scopriamo che è quasi tutto visitabile in auto, Big Spring Overlook offre un bellissimo panorama su delle rocce a fungo (gambo rosso e cappello bianco), mentre verso sud c’è un gruppo di monti a forma di guglia a righe orizzontali bianche e rosse chiamate House of Dolls. Lasciamo the Needles, riprendiamo la strada per Moab e dopo poco sulla sinistra imbocchiamo la strada per Needles Overlook. Venti miglia e siamo su uno dei panorami più spettacolari di tutto il nostro viaggio: la veduta si allunga per miglia e miglia su monti e canyon e si vede anche parte del Colorado River. Eh si, perché buona parte di tutta questa meraviglia è opera sua. Dall’Overlook siamo su una parete rocciosa che cade a strapiombo sul canyon per diverse centinaia di metri e questa volta a differenza del Grand Canyon si vede il fondo. Riprendiamo la strada verso nord e arriviamo a Moab dove senza troppi sbattimenti troviamo il Inca Inn Motel, piccolo ma di ottima qualità. Posiamo le valige e si parte subito per vedere il versante nord di Canyonlands, Island in the Sky, ingresso a 30 miglia a nord di Moab. Grand View Point offre una vista impagabile, ma anche gli altri punti (Shaper Canyon, Buck Canyon) tutti rigorosamente raggiungibili in auto non sono da meno. Da sopra vediamo che sulla strada in fondo al canyon si muovovo alcune macchine, vorremmo anche noi fare un po’ di safari, ma non abbiamo il tempo e neanche l’auto adatta. Vicino all’uscita di Canyonlands c’è un altro parco molto piccolo, Dead Horse Point (ingresso 7$ in tutto). Tramonto da capogiro sulle onde del fiume Colorado che scorre alcune centinaia di metro sotto di noi.
20/08/2007 - Moab – Grand Junction (150 miglia)
E’ arrivato il giorno dell’ultimo parco in programma, Arches, dal quale il nostro motel si trova a sole 2 miglia. Arches è più piccolo degli altri e si visita tranquillamente in auto, aggiungendo alcune brevi passeggiate. Il parco inizia con una serie di punti panoramici molto suggestivi (Park Avenue, Three Gossips, Sheep Rock, Balanced Rock), ma per ora di Archi neanche l’ombra. Bisogna arrivare alla Windows Section per cominciare lo spettacolo. A Turret Arch c’è una bellissima veduta di North e South Window, due archi adiacenti mentre poco distante vediamo Double Arch. Proseguiamo sulla strada principale verso nord e arriviamo a Devils Garden, scegliamo il sentiero più breve per vedere Tunnel Arch e Pine Tree Arch; è un mistero come madre natura abbia pensato di concentrare in questo fazzoletto di terra tutti questi Archi. Abbiamo voluto conservare l’arco più celebre per il gran finale: Delicate Arch è talmente famoso da essere stato adottato dallo Utah quale simbolo dello stato. Dopo un sentiero piuttosto ripido arriviamo al cospetto di questo mistero della natura, che rimane in piedi, a dispetto di venti ed intemperie, nonostante uno dei sostegni si sia ormai assottigliato in modo impressionante. Termina ufficialmente qui la nostra visita ai parchi nazionali Usa, un sogno materializzato con una maratona di 20 giorni tra le bellezze di otto stati. Prendiamo la strada verso Denver dove ci aspetta un aereo che ci riporterà in Italia, facciamo un po’ di strada e ci fermiamo a Grand Junction, troviamo un Motel 6, economico e con piscina, e ci rilassiamo prima del grande ritorno a Denver di domani.
21/08/2007 - Grand Junction - Denver (250 miglia)
Oggi non ci sono parchi da visitare, inizia la fase del rientro. Lasciamo il nostro motel di Grand Junction e imbocchiamo la Interstate 70 che attraversa le montagne rocciose, seguiamo per buona parte il corso del fiume Colorado che da queste parti è ancora un tranquillo fiume di montagna: è più a valle che ha creato tutto quel casino (Canyonlands, Grand Canyon, Lake Powell ecc..). Durante il viaggio di oggi passiamo molto vicino ad Aspen e attraversiamo Vail, due località sciistiche molto note, che ospitano spesso gare di coppa del mondo di sci. Sono entrambi posti molto belli e molto curati, inseriti in una natura meravigliosa. Una vacanza da queste parti deve essere molto costosa. Arriviamo a Denver, dove ci aspetta il nostro Motel 6, mettiamo le valige in camera e partiamo subito per l’aeroporto per confermare il volo di ritorno e per restituire la nostra Dodge 4x4 alla Dollar. Domani sveglia alle 4 del mattino si torna in Italia.
P.S. Non fate mai affidamento sui taxisti, cercheranno di portarvi via più soldi possibili e fanno promesse che non manterranno. Dopo avere riconsegnato l’auto alla Dollar abbiamo preso un taxi per tornare al Motel 6: spesa $ 42! Il taxista indiano ci chiede se abbiamo bisogno del taxi il giorno dopo per andare in aeroporto e noi, chiaramente per levarci il pensiero, accettiamo e ci accordiamo per un orario la mattina seguente. Non fatelo mai. Il taxista non si è presentato e abbiamo dovuto cercarne un altro alle 4 del mattino rischiando di perdere l'aereo. Sono cose che possono succedere, ma quando capitano due volte in venti giorni… Il primo giorno abbiamo chiamato un taxi e dopo un ora non era ancora arrivato nessuno: non avevano registrato la chiamata! Non fidatevi dei taxista, fidatevi solo di Voi stessi. Al contrario le persone comuni vi potranno dare una mano in diverse occasioni per trovare strade e per consigli vari, dove mangiare, cosa vedere, ecc....
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